Assemblea “Amici della Fondazione di Comunità” del 14 dicembre 2021

Martedì 14 dicembre si è svolta a Fano l’assemblea degli “Amici” della Fondazione di Comunità Fano Flaminia Cesano. La categoria degli “Amici” è una categoria prevista dallo Statuto della Fondazione per consentire, oltre ai soci ordinari, la più ampia partecipazione di soggetti singoli o collettivi appartenenti al territorio di operatività della Fondazione stessa. All’incontro erano presenti i referenti degli attuali 14 “Amici” è cioè cooperative sociali, Odv (organizzazioni di volontariato), Aps (associazioni di promozione sociale), Istituti formativi, imprese sociali e imprese profit di economia civile.

Nella relazione di apertura all’incontro, il vicepresidente della Fondazione di Comunità Giorgio Magnanelli ha sottolineato l’importanza di promuovere insieme la cultura della solidarietà, del dono e della responsabilità sociale, supportando il terzo settore e tutti coloro che vorranno investire su se stessi, sul proprio sviluppo, sulle proprie qualità, in una parola sul proprio futuro.

Ma la riflessione di Magnanelli ha cercato di andare oltre le normali aspettative di buon funzionamento di una comunità territoriale, auspicando un percorso che ci porti a diventare una vera “community”, cioè un soggetto in cui si entra per scelta, e non per appartenenza ad un territorio, ed in cui si crea quella sintonia necessaria per sviluppare le capacità di prendersi cura delle persone, affrontando progetti e soluzioni ai bisogni di chi rischia di rimanere indietro, nonché di prendersi cura e di arricchire i luoghi e le bellezze che favoriscono il “benessere comune”.

Dopo l’intervento di Monica Vitali, consigliera della Fondazione, che ha sottolineato l’importanza di implementare gli strumenti di comunicazione e quindi di conoscenza reciproca, si è aperto il dibattito in cui sono intervenuti Lorenzo Massone (coop.va Campo), Massimo Mogiatti (coop.va Shadhilly), Elisabetta Giorgi (Istituto tecnico Industriale Don Orione di Fano), Michele Altomeni (coop.va Contatto), Francesca Fiorelli (coop.va Dire Fare Educare), Miriam Paci (Progetto Generazioni 0 del Centro Foglie, sezione della coop.va Dire Fare Educare), Maurizio Tomassini (Acli Pesaro-Urbino) e Simone Bucchi (Fondazione Noi Domani).

Dai loro interventi sono emersi questi spunti di riflessione.

– “Sarebbe estremamente utile lavorare sul tema dell’innovatività, in tutti i settori, valorizzando e sostenendo i giovani che lo fanno, senza che siano costretti a “vendere le loro idee” all’estero, perché ciò impoverisce il territorio, socialmente ed economicamente.

– E’ sempre importante lavorare per costruire reti e relazioni, ed ogni tentativo che si fa, compreso quello della Fondazione di Comunità, merita sostegno ed attenzione. Parallelamente però, occorre anche riflettere sugli errori commessi in passato nella costruzione di reti che poi non hanno proseguito, per evitare di commettere gli stessi errori anche oggi.

– Essere una speranza tangibile e visibile per tutti i giovani, ed in particolare per quelli più fragili; esso è fondamentale, e merita tutto il nostro impegno.

– Per costruire una “community” sono fondamentali le dimensioni del tempo e degli spazi, perché questo ci costringe ad individuare obiettivi concreti da raggiungere in un determinato tempo. Cominciamo nel fare due cose: uno raccontiamoci (perché la conoscenza reciproca è indispensabile), due individuiamo 2 o 3 cose che si possono fare insieme. Infine dobbiamo mettere a fuoco chi governa il processo e chi ci richiama quando qualcuno non fa il suo compito.

– L’idea di poter partecipare ad una “community”, ci aiuta molto in tutti i sensi, perché a volte quando si lavora nel sociale o in attività innovative, ci si sente soli.

– Dopo lo spartiacque che ha determinato la pandemia, siamo in una fase favorevole di ripartenza, e se siamo capaci di analizzare gli errori fatti in passato, potremmo cogliere le tantissime opportunità che si presenteranno. Tutti gli enti di terzo settore, e tra questi anche la Fondazione di Comunità, avranno delle occasioni irripetibili, che sapremo sfruttare solo se ci presentiamo insieme.

– Se questo contesto che ci viene proposto dalla Fondazione di Comunità diventa una piattaforma di scambio di idee e di progetti, allora possiamo diventare una “community”. Ma per diventarlo, serve un laboratorio permanente, in cui ci si vede con una certa frequenza e con una certa predisposizione; occorre anche l’aiuto dell’Università di Urbino, affinché si analizzino i dati e la situazione del nostro territorio.”

Nelle conclusioni, prima dello scambio di auguri natalizi, Giorgio Magnanelli ha ripreso l’importanza (sottolineata da molti) di attuare una vera “sinodalità”, cioè la capacità di “viaggiare insieme” che è molto di più della “collegialità” che vuol dire solo “decidere insieme”, e che questo  spazio degli “Amici della Fondazione” può diventare un laboratorio di democrazia partecipativa, in cui si declinano idee, si sviluppano progetti, si attuano le azioni conseguenti.

All’incontro hanno partecipato anche i consiglieri della Fondazione Gabriele Darpetti, Luciano Radici, Silvia Cavoli e Angela Genova, nonché i componenti dell’organo di controllo Michele Brocchini e Francesca Gabbianelli.

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